domenica 15 agosto 2021

Isaac Abeliovas è sempre con noi

 La hillula, per il mondo ebraico, è l’anniversario del giorno del decesso 
di una persona, giorno nel quale si accende una candela  
per l'elevazione della sua anima. 

Isaac Abeliovas al Muro del Pianto

Tra tre giorni sarà la hillula dell'amico e maestro Isaac Abeliovas 
scomparso 
giusto un anno fa.

È stata e rimane una grave perdita per tutti quelli

che lo hanno conosciuto.


Nato in Brasile, ebreo di origine russa, veniva regolarmente in Italia e ha

trascorso la vita insegnando alle persone la possibilità di parlare, senza 

intermediari, con Hashem, il Signore, benedetto il suo Santo Nome, 

tramite la preghiera e in particolare tramite il Potere dei Salmi.


Attraverso l'Energia del Cuore (derivazione dell'antica medicina ebraica), 

che insegnava ai suoi allievi, e il Potere dei Salmi, 

potevamo così aiutare noi stessi e il mondo a recuperare 

il proprio equilibrio, la propria salute fisica e mentale.


Circa tre anni fa, Isaac e Clara, sua moglie, erano riusciti finalmente a 

trasferirsi in Israele, il sogno di tutta una vita.


Per oltre vent'anni ha trasmesso le sue conoscenze ai suoi allievi, 

perché li passassero ad altri, avvicinandoli ad Hashem.


Il suo insegnamento rimane vivo in me e in quanti hanno avuto 

la fortuna di conoscerlo e seguire le sue lezioni.


Che il suo ricordo sia una benedizione.













martedì 18 settembre 2018

Il mio logo


Il mio logo

La figura a destra è il logo che ho creato come Soul Helper e merita un chiarimento per i significati che racchiude e che vogliono cogliere lo spirito con cui opero come aiutante dell’Anima.
La prima cosa che appare è l’Hamsa, altrove chiamata Mano di Fatima o di Miriam a seconda delle religioni che l’hanno adottata.
E’ un potente simbolo di protezione sia per ebrei, sia per musulmani, sia per i cristiani d’Oriente. E’ la mano del Creatore sempre su di noi, e poiché Dio è un Padre buono, la mano non ci colpirà, ma fermerà quanti agiscono contro di noi.
Mentre su indice e anulare si inerpica una pianta fiorita stilizzata. Come segno di crescita, sul medio appare l’Occhio benevolo di Dio, quell’”Ayn Tovà” (occhio buono) che non ci perde mai di vista, pronto a provvedere per il nostro bene. Più sotto, uno degli strumenti che prediligo per dare aiuto, sintetizzato nell’ideogramma di Reiki, Amore e strumento di Amore.
Il risultato è il Tao sottostante, ovvero il massimo equilibrio nel mondo, visto nel paesaggio inserito in esso.
Infine, pollice e mignolo divengono qui due colombe stilizzate, come simbolo della pace.
Il colore predominante è il verde, simbolo di speranza.
Tutto, naturalmente, בס"ד (che in aramaico, scritto per esteso e traslitterato, è b'siyata de'Shemaya che significa letteralmente "con l'aiuto del Cielo")

Soul Helper



Soul Helper

Ognuno di noi è un essere unico e speciale, l’unico che può portare a termine una delle tessere che portano al miglioramento del mondo e della vita.
Nasciamo per essere felici, Theodore Moltmann scriveva che Dio ci ha creati per giocare insieme a Lui, ma se ci guardiamo intorno, vediamo ben poche occasioni per giocare davvero nella nostra vita.
Cosa è accaduto? Perché non riusciamo a vedere e trovare la strada che ci porta alla felicità, al gioco, alla serenità? Cosa ci ha spinto su un percorso diverso?
Le risposte sono infinite, infinite quanto gli uomini.
Ma la prima risposta che viene alla mente è: i condizionamenti.
Ci siamo adeguati/adagiati come risposta dell’istinto di sopravvivenza, agli scontri che abbiamo trovato sulla nostra strada.
Così come i traumi fisici lasciano impronte nel nostro corpo, allo stesso modo questi stessi traumi, ma anche quelli emotivi, quali i rifiuti, le violenze verbali, la solitudine affettiva, hanno lasciato impronte nella nostra anima.
E se ciò non bastasse, portiamo in noi il bagaglio ancestrale di chi ci ha preceduto, dei nostri genitori, dei nonni, degli avi.
Come saggiamente dice la Medicina tradizionale cinese, nasciamo già con un bagaglio, il Jing ancestrale, costituito dai traumi, dalle emozioni, dalle ferite e dalle gioie di chi ci ha generato, che a sua volta, in parte, aveva ricevuto alla nascita dai genitori e via via indietro nel tempo.
Come reagiamo a tutto questo? Nella maggior parte dei casi richiudendoci in noi stessi, cercando di evitare nuove ferite, erigendo barriere intorno a noi; in un certo senso, chiudendo porte e finestre di quella casa che è il nostro Corpo-Mente-Spirito.
Così pensiamo di non essere visti, di essere protetti.
Ma così anche noi diveniamo ciechi e non vediamo più la strada che ci è data da percorrere verso la felicità e la salute psico-fisica.
Se ci rendiamo conto di esserci chiusi in questa trappola, allora siamo sulla buona strada per uscirne; dobbiamo solo trovare un Soul Helper, un aiutante dell’Anima che ci faccia da spalla nella ricerca della strada perduta.
Il Soul Helper non è un guru, non ha la risposta per ogni quesito, non è un mago con la bacchetta magica che cambia la situazione, né la pillola che guarisce ogni dolore.
Il Soul Helper è l’accompagnatore, colui cui appoggiarsi nel cammino che ognuno deve comunque fare con le proprie forze.
E’ lo specchio che ci permette di vederci, sotto le maschere che nel tempo abbiamo indossato per adeguarci al mondo intorno a noi.
Il Soul Helper ha comunque gli strumenti che la sua esperienza di ricerca del proprio cammino gli ha fornito. Può indicare a chi gli chiede aiuto dove trovare il proprio bastone, i propri occhiali, le indicazioni giuste e le azioni giuste per cambiare la situazione, per ritrovare il proprio sentiero.
Il cambiamento non sarà mai opera del Soul Helper, sarà sempre e solo opera di chi cerca la strada perduta, di chi muta le proprie abitudini, di chi ha il coraggio di specchiarsi in lui, vedersi quali si è, accettandosi e accettando di poter uscire dalla gabbia protettiva ma castrante in cui si è rinchiusi.
Per liberarsi, si conosceranno nuovi strumenti, ma si riannoderà anche il legame con strumenti antichi quanto il mondo, quali la preghiera.
Ma il primo vero passo che il Soul Helper cercherà di mostrare, è come ritrovare la fede in se stessi, nella propria capacità di autoguarigione e nella capacità di gioire per quel che siamo.

Ayn Tovà

giovedì 4 maggio 2017

#IOSOSTENGOLACANNABISTERAPEUTICA

Quando il dolore giunge anche di notte, con fitte lancinanti, ti svegli di soprassalto gridando e poi... poi rimani sveglia a lungo, perché ogni minimo movimento ti crea altro dolore. E la notte trascorre così. Al mattino, più stanca di quando ti sei coricata, ti assale l'emicrania che ti spacca la testa, ma è ora di alzarsi, di riprendere la quotidianità e allora, gemendo, esci dal letto e  a fatica ti alzi.
Poi la giornata prosegue e un poco il dolore si attenua, come il mal di testa (almeno in alcuni giorni), ma le frecciate improvvise ti colgono sempre impreparata: la mano, che rischia di lasciar cadere ciò che sosteneva, il collo, la schiena... non sai mai dove avverrà.

Questa è la quotidianità di Daniela, fibromialgia e artrosi evoluta. Consulti su consulti, sempre pieni di speranza, sempre alla fine deludenti. Non un farmaco allopatico prescritto ha dato il minimo esito, e la situazione si fa di giorno in giorno più pesante.

Sono davvero orgoglioso di lei, che in quelle condizioni continua a vivere una vita normale, in cui raramente gli altri si accorgono di quanto accade.
Solo in casa si permette di lamentarsi, ma il suo coraggio nell'affrontare la vita, giorno dopo giorno, è davvero ammirevole.

Dopo tante ricerche e tanti tentativi inutili, trovo che la cannabis terapeutica può avere qualche risultato, ma i medici di base non ne sono informati, il reparto di Terapia del dolore non ne ha quasi notizia.
Il fronte delle industrie farmaceutiche combatte una grande battaglia per oscurare questo metodo, aiutato da lobbies in Parlamento e dalla grande disinformazione della maggior parte delle persone.

Me ne sto accorgendo proprio in questi giorni che su Facebook è partita la campagna #iosostengolacannabisterapeutica. 

Mi sono attivato con condivisioni, cambiando la foto del profilo, citando questo progetto qua e là e ho scoperto con tristezza che meno di 20 "amici", dei 565 che ho, ha cliccato un "mi piace", solo un paio ha condiviso.

La parola "cannabis" fa ancora paura: si teme di essere associati a chi fa uso di droghe, qualcuno ci scherza, fa dello spirito sulla assunzione di cannabis terapeutica.
Ignoranza, ma anche poca voglia di informazione vera.
Paura di quello che può "dire la gente" o sul lavoro, se metti un like a qualcuno che parla di cannabis, sia pure "terapeutica".

Ma in Italia la cannabis terapeutica è legale, la possono (in realtà "la potrebbero" perché quasi nessuno lo fa) prescrivere i medici di base; poi devi trovare la farmacia che la tiene, e quasi sempre devi pagare.
Solo 11 Regioni l'hanno resa mutuabile, ma solo per determinate patologie.

La battaglia per una cura umana del dolore, che non ti renda uno zombi come i vari antidepressivi che vengono prescritti come miorilassanti, è solo all'inizio.

Importante è non perdere la speranza e condividere il proprio dolore e il proprio coraggio, la propria voglia di vivere una vita normale, fatta anche semplicemente di brevi passeggiate che ora ci sono negate.
Importante è trovare amici che ci sostengano, che facciano da cassa di risonanza a questo grande problema che affligge più persone di quante si possa immaginare.

Ma quanti, tra amici e conoscenti, avranno il coraggio di mostrarsi, di pubblicare una propria foto con l'hashtag #IOSOSTENGOLACANNABISTERAPEUTICA...

Eppure il modo di informarsi c'è, basta, per chi vive di social, digitare cannabis terapeutica e appariranno "magicamente" gruppi che ignoravamo, impegnati nella lotta quotidiana contro il proprio e altrui dolore.
Credi nei miracoli e i miracoli avverranno.
Per questo, condividendo l'hashtag di Elisabetta Biavati #nonostantetuttononostantetutti cerco ogni modo possibile perché anche chi è distratto dal mondo che lo circonda possa conoscere realtà dolorose che ci toccano davvero da vicino.

Gam Zu Le Tova


mercoledì 7 ottobre 2015

Post per la mano sinistra

Eccolo, il mio primo post per la mano sinistra!
No, non riguarda il libro di Jerome S. Bruner "Il conoscere - Saggi per la mano sinistra", ma semplicemente non posso utilizzare la destra per un incidente occorsomi ieri e che merita una piccola riflessione.
Ore 15 circa, esco dalla metropolitana in piazza Vittoria e mi appresto a attraversarla diagonalmente passando sotto il portico.
Io cammino velocemente, ma quasi non sollevo i piedi, così inciampo nel bassissimo gradino che delimita l'ex marcipiedi e cado pesantemente a terra, cercando di frenarmi con le mani, ma batto comunque la tempia.
In un attimo alcune persone mi aiutano ad alzarmi. Mi sto sporcando di sangue per un taglio al pollice sinistro e un giovane mi porge un fazzoletto di carta dopo l'altro. Un'altra persona mi chiede come sto e chiama l'ambulanza; una giovane dalla cadenza straniera si preoccupa per me.
Mentre aspettiamo l'ambulanza, visto che non sto proprio male, tutti tornano alle  loro incombenze, tranne il signore che ha chiamato i soccorsi: felpa blu con logo Mille Miglia e cane lupo al guinzaglio, con una targhetta azzurra con la "V" bianca del Brescia Calcio, che si accuccia tranquillo in attesa degli eventi. Un signore che non ho potuto ringraziare come si deve, quando l'ambulanza mi ha caricato, preso com'ero dall'agitazione.
Se qualcuno lo riconosce, lo ringrazi per me.
Risultato del mio volo, a parte le escoriazioni: mano destra con mignolo lussato e anulare fratturato. Da qui il post per la mano sinistra.
La piccola riflessione è questa: finché ci saranno persone come queste, Brescia sarà sempre una città sicura, accogliente e solidale, di cui essere orgogliosi. Grazie a tutti di esserci.

martedì 22 settembre 2015

Reiki, vent'anni dopo


Sono ormai vent'anni che opero con Reiki, da quattordici come master e mentre sto rielaborando la dispensa per il primo livello, penso che questa sia l'occasione per una riflessione.

È il momento di ripensare quale Reiki sto praticando, in quale Reiki credo, oggi che nei testi e ancor più in Internet si trova tutto e il contrario di tutto a riguardo.

Con una semplice ricerca su Google posso trovare tesi di laurea in teologia che demonizzano Reiki, e lodi sperticate sui risultati raggiunti o raggiungibili; puristi della prima ora e neo-reikisti di ogni genere.

C'è di che confondere chiunque, e allora è bene che anch'io ritorni a “centrarmi” per capire cosa cerco in Reiki, cosa mi dà Reiki e cosa con Reiki posso condividere.

Credo in Reiki, come una delle forze più potenti che l'Uomo possa avere in mano per cambiare la propria vita, migliorandola e migliorando quella degli altri, rendendo in questo modo migliore il mondo.

Ma credo pure che Reiki non sia l'unica via possibile per giungere a questo risultato.

Reiki è il catalizzatore della nostra intenzione di fare il Bene. Può essere chiamato Amore, o essere definito una forma d'Amore.

Ma l'importante è affidarmi a Lui, essere suo strumento, preparato e sicuro; allora Reiki potrà potenziare anche tutte le capacità che già ho, senza che io lo voglia, lo cerchi, lo chiami. Perché Reiki sarà sempre e comunque in me, pronto a trasmettersi nelle forme migliori e nel miglior modo possibile.

La semplicità di Reiki è anche la sua forza. Per questo motivo blocco sempre le domande che allievi e amici mi fanno riguardo a quale sia il Reiki migliore.

Senza alcun giudizio, cogliere la potenza di Reiki ha fatto sì che mi distaccassi da tutte le varianti che molti master nel tempo hanno presentato.

Non credo esista un Reiki migliore di un altro, a di là del numero di simboli che presenta, al di là degli strumenti con cui si opera, siano essi forme di massaggio, cristalli olii o aromi...

Se Reiki è quello in cui credo, non ho bisogno di altro e soprattutto non ho la necessità di “potenziare” la mia capacità di trasmetterlo con nuove forme o nuovi livelli e simboli.

Spesso le persone che chiedono aiuto per un loro disagio, fisico, relazionale o emotivo, sono timorose verso tutto ciò che viene presentato come energetico e/o spirituale; per questo motivo hanno bisogno di “concretezza”, del tocco fisico. La conoscenza di metodi meno “energetici” di intervento, quali, per esempio, lo shiatsu, il tuina o altro, diviene allora il tramite perché posssano accettare Reiki.

Molti degli allievi, formati da me e Daniela, sono, come noi, anche operatori corporei; tutti questi hanno confermato che le persone con cui lavorano hanno sentito notevoli differenze nel trattamento fisico ricevuto dopo la loro iniziazione a Reiki, senza che l'allievo abbia “voluto” trasmettere Reiki.

Reiki è in noi e opera “nonostante” noi, nonostante i nostri limiti e difetti.

Tornando all'attualità, siamo circondati da tragedie, crisi epocali che ci sconvolgono e contro cui ci sentiamo impotenti.

L'Uomo medio di oggi, nonostante la consapevolezza di sé sia sempre maggiore, è molte volte stritolato dalle paure, dal dolore per tutto ciò che lo circonda.

Allora deve confrontarsi con due pericolosi modi di essere: adeguarsi o correre avanti.

È su questo che la nostra attenzione, la nostra vigilanza devono puntare di più: “stare nel branco”, assumerne gli atteggiamenti per non sentirsi soli è una delle tentazioni più pericolose che incontriamo tutti i giorni.

Dall'altra parte, lo è pure il sentirsi parte di una "élite" che ha capito tutto, che sa cosa sta succedendo, che è "diversa", più evoluta, davanti agli altri...

In questo caso l'orgoglio e la presunzione, sono le catene che imprigionano al passato, al "terreno", chi si sente in questo modo.

Tra i due atteggiamenti dobbiamo trovare la via giusta, la via della consapevolezza, la via della comunicazione empatica.

Una via che passa attraverso l'umiltà, l'accettazione, il sentirsi "Uno" eppure fare parte, l'essere un umile strumento del cambiamento...

E per arrivare a questo abbiamo molte possibilità, molte vie che possiamo scegliere a seconda della nostra inclinazione.

Reiki è una di queste, una via che ci unisce alla fonte dell'Energia, o meglio dell'Amore.

Allora la crisi che stiamo attraversando si mostrerà per quello che è: una "opportunità" (ce lo dice l'ideogramma cinese che indica contemporaneamente le due parole), una "occasione" (come la parola ebraica per crisi, ancora una volta ci permette di vedere).

Qui e ora stiamo cogliendo questa "opportunità", questa "occasione" unendoci a Reiki, questo grande e meraviglioso strumento di guarigione globale.

Reiki appartiene agli strumenti per raggiungere questa Armonia, perché se stiamo bene fisicamente, mentalmente e spiritualmente, questo non può che risolversi positivamente per tutto ciò che viene a contatto con noi.

Non possiamo, però, credere che tutto sia facile e immediato. Reiki è anche un cammino che potremmo definire iniziatico, anche se non ha nulla a che vedere con sette o religioni.

È un cammino che ci inizia alla nostra e altrui conoscenza, a un modo di comunicare che avevamo dimenticato, a un modo di crescere e acquisire consapevolezza che non pensavamo di poter raggiungere.

È, come dicevo, una delle strade per il salto evolutivo.

Dopo ogni seminario di primo livello inizia un nuovo cambiamento, inizia la guarigione. Perché Reiki è prima di tutto uno strumento di guarigione per il singolo, a tutti i livelli, dal fisico, al mentale, allo spirituale. Prima ancora che uno strumento per guarire gli altri, Reiki serve a noi stessi per ritrovare il nostro equilibrio, l'armonia con il disegno della nostra vita.

Il grande dono che Reiki ci dà, appunto, è l’autotrattamento.

Ecco, Reiki ci permette di fare questo salto di qualità: attraverso l’autotrattamento innesca un processo di autoguarigione che ci permette di ritrovare la nostra strada.

È Reiki che inizia ad operare, è l’Amore che attraverso Reiki lenisce le ferite.



mercoledì 25 febbraio 2015

Un pane per tutti

Qualcuno ricorda i tempi in cui si facevano campagne contro la carestia nel mondo?
Gli Anni Settanta, per esempio, dove accadeva che persone magrissime venissero soprannominate "Biafra" per similitudine con una delle regioni africane che inquel momento più pativa la fame?
E chi ricorda i sentimenti che qualche lustro fa ci prendevano vedendo nei telefilm americani gente che frugava nei cassonetti alla ricerca di cibo?
I clochard, allora, tra noi non esistevano, o erano una rarità.
Poi la crisi economica ha cominciato a mordere...
Il lavoro a mancare sempre di più...
Il reddito familiare a scendere... E ad aumentare il numero di coloro che non arrivano a fine mese...
Il Terzo Mondo delle carestie è così giunto anche da noi, e non sto parlando di immigrazione, ma di italiano che entrano nell'universo della povertà.
Foto Gianna Ferretti (trashfood.com)
Di contro, assistiamo a sprechi sempre maggiori, a distruzione di risorse utilizzabili per alleviare questi disagi.
Si dirà che accade in virtù di accordi internazionali, per riequilibrare le economie dei vari Paesi e... bla bla, bla bla...
Cosa fare per rimediare a tutta questa ingiustizia che avanza, a questo disequilibrio ormai mondiale?
Per prima cosa è importante non nasconderci dietro la globalizzazione e il nostro essere piccoli e inermi di fronte al mondo. Il mare è fatto di tante gocce, e ognuna ha la sua importanza.
Per questo motivo dobbiamo tendere l'orecchio (e la mano) a quelle piccole organizzazioni, a quelle piccole associazioni, che si muovono per cambiare le cose.
E' una rivoluzione lenta, strisciante, importantissima perché implica un cambio di mentalità: il pensare non solo a noi, ma a tutti quelli che ci circondano.
Per questo ho aderito a "Un pane per tutti" (http://unpanepertutti.it) che da qualche anno si batte con mostre
dibattiti e altre iniziative contro lo spreco alimentare (come il "pane sospeso", per esempio).
Andate a leggere il sito e meditate se sia finalmente il momento di unirsi a questa campagna e a quella chiamata (2015 nutrire il pianeta) che Change.org ha lanciato contro lo spreco alimentare.
Io l'ho fatto, fatelo anche voi

Gam Zu Le Tova

mercoledì 12 novembre 2014

Reiki è Amore, senza condizioni

Leggendo i vari forum su Reiki, non è raro trovare dei "flame", delle dispute per quanto ha fatto questo o quello, che non sarebbe in linea con la teoria o lo spirito di Reiki.
E' accaduto anche di recente su Reiki Italia, sul tema della comunicazione dei dati di una persona per cui richiedere aiuto e questo mi ha fatto riflettere, ancora una volta, su quanto siamo umani, e per ciò stesso, spesso insicuri e bisognosi di "inscatolarci", irrigidirci dentro regole che forse non hanno ragione di esistere.
Il tema del contendere si poteva dividere in due parti: 1) la richiesta d'aiuto non veniva dalla persona che ne aveva bisogno; 2) comunicare pubblicamente dati personali delicati e persino una foto.
Ci è stato insegnato che Reiki deve essere richiesto dalla persona interessata, ma soprattutto che Reiki è Amore incondizionato. Non ci sarebbe consentito, quindi, interferire nella vita di una persona su iniziativa di un'altra.
Sono pienamente d'accordo: capita spesso che ci vengano indirizzate persone da amici e parenti preoccupati, mentre loro non ci pensano nemmeno a lavorare su se stessi o a cambiare la situazione che stanno attraversando.
C'è tuttavia una riflessione da fare: l'intervento è necessario per la persona indicata, o lo è, forse, di più per la persona preoccupata?
Non possiamo mai cambiare gli altri, ma possiamo mutare noi stessi e il nostro atteggiamento, così da vedere le cose evolversi naturalmente.
Non a caso questo blog riporta: "Cambia il modo di guardare le cose e le cose che guardi cambieranno".
L'atteggiamento corretto per chi opera con Reiki, quindi, credo sia inviare l'aiuto "alla situazione" della persona che ci richiede un aiuto per l'amico o il parente.
Reiki è Energia Intelligente, Amore, e lavorerà sempre per il meglio.
Per il secondo punto, il comunicare dati sensibili e situazioni delicate, nonché foto della persona, ricordiamo che ci è stata insegnata la necessità di un "testimone" per potere "lavorare" e indirizzare con precisione l'Energia Reiki.
E' un insegnamento necessario per chi inizia, meno per  chi ha approfondito Reiki e vi ha lavorato a lungo.
Si dice: "Impara l'arte e mettila da parte".
E se ci fermiamo un attimo a riflettere, possiamo ricordare che siamo tutti connessi, la nostra energia è connessa a quella di tutto il mondo, quindi il nostro pensiero, la nostra intenzione vanno direttamente a connettere Reiki alla persona che ne ha bisogno. Reiki, in realtà, non ha bisogno di una fotografia, siamo noi, insicuri, che temiamo di non "sapere indirizzare correttamente Reiki".
Ma questo presupporrebbe un nostro "potere" su Reiki e non è così (ma lo dimentichiamo).
Bisogna tuttavia condividere qualche informazione, se vogliamo condividere il lavoro di aiuto, e ognuno sceglie la sua forma.      
Personalmente seguo la tradizione ebraica che per invocare aiuto per qualcuno lo identifica col nome proprio, l'anno di nascita e nome proprio della madre (mater semper certa est, pater non unquam). Niente cognomi, niente foto, niente particolari sulle condizioni della persona, se non in forma impersonale o se non fanno parte del messaggio di richiesta di aiuto "inoltrato" dalla persona stessa.
Continuo a ripetermi: 1) noi siamo solo strumenti, 2) Reiki è Energia Intelligente e Amore incondizionato, 3) siamo tutti connessi, vibriamo insieme.
Per questo motivo, una volta coinvolti da Reiki, non lasciamoci irrigidire negli schemi e lasciamolo scorrere senza timore.
Che Reiki - Luce - Amore siano sempre con tutti noi.

Tanya Torres, "Maria Magdalena del Corazon" 

sabato 30 novembre 2013

Violenza sulle donne



Oggi, 30 settembre, la Giornata contro la violenza sulle donne è ormai passata, ma posto ugualmente il manifesto dell'iniziativa "Posto occupato" perché ogni giorno deve essere contro la violenza sulle donne, così come contro ogni violenza.
Il posto è occupato qui dalle donne scomparse, ma vale per qualsiasi persona o diritto prevaricato.


venerdì 6 settembre 2013

Rosh haShana

Oggi è la seconda giornata di Rosh haShana, il capodanno ebraico che ci fornisce molti spunti di meditazione.
Come sempre la festa inizia la sera prima della Luna Nuova del mese di settembre (Tishrei per il mondo ebraico) e in questa sera si celebra con un Seder e con una cena comunitaria.
All'interno delle serate di ArtsS - Potere dei Salmi, che conduco al circolo "I Giunchi" di Brescia, è ormai una tradizione inserire le cene delle festività ebraiche, raccontandone la storia, leggendone i testi e le preghiere e, naturalmente, cibandosi con le portate che i partecipanti hanno preparato basandosi su ricette originali della festività.
Se il buon giorno si vede dal mattino (in questo caso dalla serata), la presenza più che raddoppiata dei partecipanti ha reso tutto molto più bello.
Quella che conduciamo è una ricerca della spiritualità anche attraverso la lettura di testi di un popolo che Papa Francesco ha definito "i nostri fratelli maggiori", ribadendo il concetto, proprio la settimana scorsa, che precede Rosh haShana, quando ha invitato ad astenersi dalla maldicenza, uno dei precetti particolarmente legato a questo momento del calendario ebraico.
I dieci giorni che separano  questa festa da Yom Kippur sono detti "giorni terribili" perché in questo periodo vengono aperti, secondo la tradizione, i libri della vita, della morte e dei sospesi e ognuno di noi è giudicato e iscritto in un libro per il prossimo anno. Chi non è segnato nei primi due, appunto, ha questo periodo per cambiare il proprio atteggiamento, per fare Teshuva e pentirsi.
L'augurio, oltre il normale "Buon anno - Shana Tova" è quello presente nella foto sopra, traslitterato e tradotto:

Leshanà Tova tikatèv v'techatèm
Che tu possa essere scritto e sigillato per un anno buono

Dopo la presentazione della festa, la spiegazione del Seder, ovvero dei cibi preparati e del loro significato beneaugurante.
Quindi la cena, come sempre speciale, curiosa, e molto apprezzata.
Al termine i dolci, torta al miele e datteri e fichi canditi a significare l'augurio di un nuovo anno dolce e sereno.
Shana Tova!!!



giovedì 23 maggio 2013

Senza radici non si vola

Sono frastornato, stupito, contrariato, addolorato, anche se non perdo la speranza che quanto sta accadendo tra le mie amicizie su Facebook sia un grande equivoco generato dal pensare con la pancia, dal reagire a botta calda, senza ragionare con la testa e soprattutto con il cuore.
Vengo al fatto. In quest'ultimo periodo sono apparse su Fb, condivise da mie amicizie, foto e un testo di pesante critica nei confronti del ministro Cécile Kyenge Kashetu. Sono critiche ammantate di Amor patrio, di orgoglio nazionale, di difesa delle tradizioni, ma che travisano un che di xenofobo.
Uso la parola xenofobo (dal greco, col significato di "paura del diverso") per evitare le levate di scudi già viste se utilizzassi la parola "razzismo", ma la differenza è davvero poca nella realtà dei fatti.
Come dice Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, il neoministro ha fatto un enorme errore: quello di annunciare qualcosa che non potrà avere seguito, almeno per ora. Qualcosa che andava prima spiegato, chiarito, non gridato come cosa fatta. Partire dalla proposta presentata nella scorsa legislatura da Sarubbi (PD) e Granata (FLI), per uno "ius soli temperato" sarebbe stato molto più produttivo.
Ha peccato di ingenuità, essendo comunque estranea all'ambiente in cui è stata catapultata, ma credo sia più positivo che abbia parlato a ruota libera, esternando un suo pensiero, piuttosto di ripetere parole di altri, magari non condivise da lei, ma condivisibili dal pubblico.
Soprattutto ha colpito su alcuni punti indigeribili da chi cerca solo la scusa per lo scontro.
Il suo essere divisa tra la terra d'origine e l'Italia.
Com'è possibile, si chiedono i critici, che un ministro della Repubblica dica di non sentirsi solamente e totalmente italiana? E' un insulto!!!
Quanti di noi, se dovessimo cambiare Paese per lavoro o affetti, cesserebbe di amare l'Italia? Ci avete pensato?
L'Italia è il Paese dei mille campanilismi, dove negli Anni Cinquanta i meridionali che venivano a Torino erano ghettizzati, ma dove oggi lo stesso fondatore delle Lega Nord è sposato con  una meridionale.
Ricordando come venivano trattati cinquant'anni fa i meridionali al Nord, non potremmo definire anche la loro discendenza come meticciato?
Mia madre era di Catania e anche se non ho più legami con la Sicilia, è una delle terre che amo di più. Ma per amare bisogna conoscere e accettare.
Ricordo come, al liceo, odiavo equamente Manzoni e Verga, e come, viaggiando d'inverno col treno Brescia-Milano, abbia iniziato a capire la poesia del primo vedendo le nebbie sulla pianura.
Allo stesso modo, girare l'interno della Sicilia, vedere il sole che spacca le pietre, mi ha fatto amare Verga.
Ma per arrivare a questo, bisogna accettare di cambiare il proprio modo di guardare le cose, rinunciando agli stereotipi, bisogna, come narra una storia sui nativi d'America, "indossare i mocassini dell'altro", ovvero mettersi, senza pregiudizi, nei suoi panni.
E ancora, chi critica l'amore per la propria terra d'origine del neoministro, dimentica gli italoamericani, gente che dopo la prima generazione, è divenuta statunitense a tutti gli effetti per lo ius soli che là è regola e su cui qui tanti si scandalizzano. Gli italoamericani degli Usa hanno fior di associazioni di legame con l'Italia e si vantano, forse più di noi, delle propri origini, delle proprie radici.
E la stessa cosa la troviamo nei Paese latini del Sudamerica.
Lo xenofobo va in confusione, poi, quando accadono fatti come quello del picconatore di Milano, unendo in un unico mazzo immigrato-delinquente (e a parole facendo tutti i distinguo del mondo sugli immigrati che frequentano loro e i loro figli).
Per un "picconatore", quante tragedie tutte italiane ci sono, tutti i giorni purtroppo.
Non è un giustificare quell'immigrato definirlo pazzo, è solo accomunarlo a quegli italiani che ammazzano di botte la ex fidanzata, che gettano i figli dalla finestra o li accoltellano per poi suicidarsi.
Chiudere le frontiere, isolare gli immigrati, i diversi, riporta ai tempi bui prima della seconda guerra mondiale, fino alla caduta di quei regimi.
La Bibbia (Pr. 13,13) recita: "Chi disprezza una cosa, finirà con l'averne danno".
Nella varietà, ci insegna la scienza, è la chiave della sopravvivenza del mondo. Più ci isoliamo, chiudendoci nelle "nostre verità", nelle "nostre tradizioni", più impoveriremo noi e il mondo.
Amiamo le nostre radici, le nostre tradizioni, ma non disprezziamo quelle degli altri.
Come dice Bertold Ulsamer, nel titolo di un suo bel libro, "Senza radici non si vola"...



lunedì 6 maggio 2013

Daniela al Librarycafè

Per la seconda volta, Daniela ha tenuto una conversazione al Librarycafè di Rezzato.

Si respira un'altra aria, entrando in questo locale, dove Nadia ha unito il tradizionale bar-caffè alla libreria in cui puoi prenotare/acquistare tutti i libri che vuoi.
Qui non trovi slot-machine, non una televisione ad alto volume, ma musica soft mentre ti puoi sedere a leggere uno dei tanti libri usati, a disposizione dei clienti.


Daniela ha invitato i presenti - con gioia più numerosi del primo incontro - a rispondere alla domanda: "E tu che Elemento sei?".

Si è parlato dei Cinque Elementi secondo la visione della Medicina Tradizionale Cinese e della loro relazione, sia Madre-Figlio, sia Nonno-Nipote.

La parte del leone l'ha fatta l'Elemento Legno, quello che si associa alla Primavera, figlio dell'Acqua, nipote del Metallo, ma madre del Fuoco.

E' stato bello vedere un tema, spesso ostico, reso disponibile in modo davvero chiaro e coinvolgente (anche tramite le visualizzazioni) per tutti i presenti.

Al termine dell'incontro erano tutti davvero soddisfatti e chiedevano di una prossima data, dopo aver trascorso in un lampo due ore.
Daniela tornerà il 25 maggio, per condurre "Alla ricerca del tuo Fuoco".

giovedì 13 dicembre 2012

Chanukkà

Siamo nel quinto degli otto giorni di Chanukkà e ieri sera, con il gruppo che segue "Potere dei Salmi" ho condiviso una cena-lezione  con grande gioia.
Dopo una descrizione di questa festività ebraica, ho letto le benedizioni in ebraico e italiano, quindi abbiamo acceso insieme le candele di Chanukkà, prima lo shammàsh, il servitore, e con quello le altre cinque.
Fatto questo, ho letto l'Haneròt hallalu e il salmo 30.
Chanukkà è la festa della luce che ricorda il miracolo dell'olio della menorà del Tempio, insufficiente, ma che durò per otto giorni quando, nel 165 a.C. gli ebrei si ribellarono ad Antioco IV che voleva imporre la cultura ellenistica sradicando la religione ebraica e profanando il Tempio.
Questi otto giorni sono giorni di miracoli, in cui diventiamo "ambasciatori di Luce", Luce che - come facciamo anche con Reiki - possiamo inviare a chi ne ha bisogno per la propria guarigione fisica, psichica, spirituale...
Secondo la tradizione consolidata, abbiamo acceso le candele da sinistra a destra, una per volta, perché nei momenti di buio profondo, di difficoltà ormai divenute croniche, non si può risolvere tutto di colpo, ma solo un passo per volta, così come ogni giorno a Chanukkà si accende una candela in più per sconfiggere il buio.

Terminato il rito, ci siamo divertiti, giocando come bambini con lo sevivòn, la tradizionale trottolina che, essendo fuori da Israele, riporta le lettere nun, ghimel, hé, shin, acronimo di ness gadol hayà sham (un grande miracolo è avvenuto là). 
Le lettere in Israele sono nun, ghimel, hé, , e l'acronimo diviene ness gadol hayà pò, un grande miracolo è accaduto qui.

Dopo è iniziata la cena, davvero ottima e in allegria, grazie alle ricette tradizionali di vari Paesi utilizzate dal gruppo per prepararla.
Il menu:
  • Latkes di patate con zucchine e carote
  • Gefillte Fish
  • Moussaka
  • Crostata di visciole e ricotta
  • Bomboloni
Lo stimolo era dato dalla mitzvot, il precetto, che impone di non digiunare durante gli otto giorni di Chanukkà.
Naturalmente, prima dei dolci, i regali che la tradizione prescrive per questa festa.
Chanukkà Saméach

venerdì 23 novembre 2012

Due Minuti








Prenditi due minuti di tempo e clicca sul link sotto le immagini.
Avrai la possibilità, in due soli minuti, di seguire la storia di Emergency, una storia di cui da oggi potresti far parte anche tu.







dueminutiperemergency

lunedì 11 giugno 2012

L'Altro


Al termine del rito del nostro matrimonio, prima del brindisi, io e Daniela abbiamo letto insieme il bellissimo testo di una persona speciale, Terenzio Formenti, conosciuta durante un seminario con Cristobal Jodorowsky.

Voglio riproporvela, per completare il quadro di quel giorno meraviglioso.



L’Altro

Ti ho intravisto
tra i veli
della prima lacrima

Mi hai sorriso
Ti ho sorriso

Ho visto
nei tuoi occhi
riflesso
Il primo raggio di sole

Con te ho giocato
a nascondino con la luna

Ho acceso
sul tuo volto
la prima scintilla d’amore

Forse per me…
Il “paradiso” sei tu

            (Terenzio Formenti)