giovedì 4 maggio 2017

#IOSOSTENGOLACANNABISTERAPEUTICA

Quando il dolore giunge anche di notte, con fitte lancinanti, ti svegli di soprassalto gridando e poi... poi rimani sveglia a lungo, perché ogni minimo movimento ti crea altro dolore. E la notte trascorre così. Al mattino, più stanca di quando ti sei coricata, ti assale l'emicrania che ti spacca la testa, ma è ora di alzarsi, di riprendere la quotidianità e allora, gemendo, esci dal letto e  a fatica ti alzi.
Poi la giornata prosegue e un poco il dolore si attenua, come il mal di testa (almeno in alcuni giorni), ma le frecciate improvvise ti colgono sempre impreparata: la mano, che rischia di lasciar cadere ciò che sosteneva, il collo, la schiena... non sai mai dove avverrà.

Questa è la quotidianità di Daniela, fibromialgia e artrosi evoluta. Consulti su consulti, sempre pieni di speranza, sempre alla fine deludenti. Non un farmaco allopatico prescritto ha dato il minimo esito, e la situazione si fa di giorno in giorno più pesante.

Sono davvero orgoglioso di lei, che in quelle condizioni continua a vivere una vita normale, in cui raramente gli altri si accorgono di quanto accade.
Solo in casa si permette di lamentarsi, ma il suo coraggio nell'affrontare la vita, giorno dopo giorno, è davvero ammirevole.

Dopo tante ricerche e tanti tentativi inutili, trovo che la cannabis terapeutica può avere qualche risultato, ma i medici di base non ne sono informati, il reparto di Terapia del dolore non ne ha quasi notizia.
Il fronte delle industrie farmaceutiche combatte una grande battaglia per oscurare questo metodo, aiutato da lobbies in Parlamento e dalla grande disinformazione della maggior parte delle persone.

Me ne sto accorgendo proprio in questi giorni che su Facebook è partita la campagna #iosostengolacannabisterapeutica. 

Mi sono attivato con condivisioni, cambiando la foto del profilo, citando questo progetto qua e là e ho scoperto con tristezza che meno di 20 "amici", dei 565 che ho, ha cliccato un "mi piace", solo un paio ha condiviso.

La parola "cannabis" fa ancora paura: si teme di essere associati a chi fa uso di droghe, qualcuno ci scherza, fa dello spirito sulla assunzione di cannabis terapeutica.
Ignoranza, ma anche poca voglia di informazione vera.
Paura di quello che può "dire la gente" o sul lavoro, se metti un like a qualcuno che parla di cannabis, sia pure "terapeutica".

Ma in Italia la cannabis terapeutica è legale, la possono (in realtà "la potrebbero" perché quasi nessuno lo fa) prescrivere i medici di base; poi devi trovare la farmacia che la tiene, e quasi sempre devi pagare.
Solo 11 Regioni l'hanno resa mutuabile, ma solo per determinate patologie.

La battaglia per una cura umana del dolore, che non ti renda uno zombi come i vari antidepressivi che vengono prescritti come miorilassanti, è solo all'inizio.

Importante è non perdere la speranza e condividere il proprio dolore e il proprio coraggio, la propria voglia di vivere una vita normale, fatta anche semplicemente di brevi passeggiate che ora ci sono negate.
Importante è trovare amici che ci sostengano, che facciano da cassa di risonanza a questo grande problema che affligge più persone di quante si possa immaginare.

Ma quanti, tra amici e conoscenti, avranno il coraggio di mostrarsi, di pubblicare una propria foto con l'hashtag #IOSOSTENGOLACANNABISTERAPEUTICA...

Eppure il modo di informarsi c'è, basta, per chi vive di social, digitare cannabis terapeutica e appariranno "magicamente" gruppi che ignoravamo, impegnati nella lotta quotidiana contro il proprio e altrui dolore.
Credi nei miracoli e i miracoli avverranno.
Per questo, condividendo l'hashtag di Elisabetta Biavati #nonostantetuttononostantetutti cerco ogni modo possibile perché anche chi è distratto dal mondo che lo circonda possa conoscere realtà dolorose che ci toccano davvero da vicino.

Gam Zu Le Tova


mercoledì 7 ottobre 2015

Post per la mano sinistra

Eccolo, il mio primo post per la mano sinistra!
No, non riguarda il libro di Jerome S. Bruner "Il conoscere - Saggi per la mano sinistra", ma semplicemente non posso utilizzare la destra per un incidente occorsomi ieri e che merita una piccola riflessione.
Ore 15 circa, esco dalla metropolitana in piazza Vittoria e mi appresto a attraversarla diagonalmente passando sotto il portico.
Io cammino velocemente, ma quasi non sollevo i piedi, così inciampo nel bassissimo gradino che delimita l'ex marcipiedi e cado pesantemente a terra, cercando di frenarmi con le mani, ma batto comunque la tempia.
In un attimo alcune persone mi aiutano ad alzarmi. Mi sto sporcando di sangue per un taglio al pollice sinistro e un giovane mi porge un fazzoletto di carta dopo l'altro. Un'altra persona mi chiede come sto e chiama l'ambulanza; una giovane dalla cadenza straniera si preoccupa per me.
Mentre aspettiamo l'ambulanza, visto che non sto proprio male, tutti tornano alle  loro incombenze, tranne il signore che ha chiamato i soccorsi: felpa blu con logo Mille Miglia e cane lupo al guinzaglio, con una targhetta azzurra con la "V" bianca del Brescia Calcio, che si accuccia tranquillo in attesa degli eventi. Un signore che non ho potuto ringraziare come si deve, quando l'ambulanza mi ha caricato, preso com'ero dall'agitazione.
Se qualcuno lo riconosce, lo ringrazi per me.
Risultato del mio volo, a parte le escoriazioni: mano destra con mignolo lussato e anulare fratturato. Da qui il post per la mano sinistra.
La piccola riflessione è questa: finché ci saranno persone come queste, Brescia sarà sempre una città sicura, accogliente e solidale, di cui essere orgogliosi. Grazie a tutti di esserci.

martedì 22 settembre 2015

Reiki, vent'anni dopo


Sono ormai vent'anni che opero con Reiki, da quattordici come master e mentre sto rielaborando la dispensa per il primo livello, penso che questa sia l'occasione per una riflessione.

È il momento di ripensare quale Reiki sto praticando, in quale Reiki credo, oggi che nei testi e ancor più in Internet si trova tutto e il contrario di tutto a riguardo.

Con una semplice ricerca su Google posso trovare tesi di laurea in teologia che demonizzano Reiki, e lodi sperticate sui risultati raggiunti o raggiungibili; puristi della prima ora e neo-reikisti di ogni genere.

C'è di che confondere chiunque, e allora è bene che anch'io ritorni a “centrarmi” per capire cosa cerco in Reiki, cosa mi dà Reiki e cosa con Reiki posso condividere.

Credo in Reiki, come una delle forze più potenti che l'Uomo possa avere in mano per cambiare la propria vita, migliorandola e migliorando quella degli altri, rendendo in questo modo migliore il mondo.

Ma credo pure che Reiki non sia l'unica via possibile per giungere a questo risultato.

Reiki è il catalizzatore della nostra intenzione di fare il Bene. Può essere chiamato Amore, o essere definito una forma d'Amore.

Ma l'importante è affidarmi a Lui, essere suo strumento, preparato e sicuro; allora Reiki potrà potenziare anche tutte le capacità che già ho, senza che io lo voglia, lo cerchi, lo chiami. Perché Reiki sarà sempre e comunque in me, pronto a trasmettersi nelle forme migliori e nel miglior modo possibile.

La semplicità di Reiki è anche la sua forza. Per questo motivo blocco sempre le domande che allievi e amici mi fanno riguardo a quale sia il Reiki migliore.

Senza alcun giudizio, cogliere la potenza di Reiki ha fatto sì che mi distaccassi da tutte le varianti che molti master nel tempo hanno presentato.

Non credo esista un Reiki migliore di un altro, a di là del numero di simboli che presenta, al di là degli strumenti con cui si opera, siano essi forme di massaggio, cristalli olii o aromi...

Se Reiki è quello in cui credo, non ho bisogno di altro e soprattutto non ho la necessità di “potenziare” la mia capacità di trasmetterlo con nuove forme o nuovi livelli e simboli.

Spesso le persone che chiedono aiuto per un loro disagio, fisico, relazionale o emotivo, sono timorose verso tutto ciò che viene presentato come energetico e/o spirituale; per questo motivo hanno bisogno di “concretezza”, del tocco fisico. La conoscenza di metodi meno “energetici” di intervento, quali, per esempio, lo shiatsu, il tuina o altro, diviene allora il tramite perché posssano accettare Reiki.

Molti degli allievi, formati da me e Daniela, sono, come noi, anche operatori corporei; tutti questi hanno confermato che le persone con cui lavorano hanno sentito notevoli differenze nel trattamento fisico ricevuto dopo la loro iniziazione a Reiki, senza che l'allievo abbia “voluto” trasmettere Reiki.

Reiki è in noi e opera “nonostante” noi, nonostante i nostri limiti e difetti.

Tornando all'attualità, siamo circondati da tragedie, crisi epocali che ci sconvolgono e contro cui ci sentiamo impotenti.

L'Uomo medio di oggi, nonostante la consapevolezza di sé sia sempre maggiore, è molte volte stritolato dalle paure, dal dolore per tutto ciò che lo circonda.

Allora deve confrontarsi con due pericolosi modi di essere: adeguarsi o correre avanti.

È su questo che la nostra attenzione, la nostra vigilanza devono puntare di più: “stare nel branco”, assumerne gli atteggiamenti per non sentirsi soli è una delle tentazioni più pericolose che incontriamo tutti i giorni.

Dall'altra parte, lo è pure il sentirsi parte di una "élite" che ha capito tutto, che sa cosa sta succedendo, che è "diversa", più evoluta, davanti agli altri...

In questo caso l'orgoglio e la presunzione, sono le catene che imprigionano al passato, al "terreno", chi si sente in questo modo.

Tra i due atteggiamenti dobbiamo trovare la via giusta, la via della consapevolezza, la via della comunicazione empatica.

Una via che passa attraverso l'umiltà, l'accettazione, il sentirsi "Uno" eppure fare parte, l'essere un umile strumento del cambiamento...

E per arrivare a questo abbiamo molte possibilità, molte vie che possiamo scegliere a seconda della nostra inclinazione.

Reiki è una di queste, una via che ci unisce alla fonte dell'Energia, o meglio dell'Amore.

Allora la crisi che stiamo attraversando si mostrerà per quello che è: una "opportunità" (ce lo dice l'ideogramma cinese che indica contemporaneamente le due parole), una "occasione" (come la parola ebraica per crisi, ancora una volta ci permette di vedere).

Qui e ora stiamo cogliendo questa "opportunità", questa "occasione" unendoci a Reiki, questo grande e meraviglioso strumento di guarigione globale.

Reiki appartiene agli strumenti per raggiungere questa Armonia, perché se stiamo bene fisicamente, mentalmente e spiritualmente, questo non può che risolversi positivamente per tutto ciò che viene a contatto con noi.

Non possiamo, però, credere che tutto sia facile e immediato. Reiki è anche un cammino che potremmo definire iniziatico, anche se non ha nulla a che vedere con sette o religioni.

È un cammino che ci inizia alla nostra e altrui conoscenza, a un modo di comunicare che avevamo dimenticato, a un modo di crescere e acquisire consapevolezza che non pensavamo di poter raggiungere.

È, come dicevo, una delle strade per il salto evolutivo.

Dopo ogni seminario di primo livello inizia un nuovo cambiamento, inizia la guarigione. Perché Reiki è prima di tutto uno strumento di guarigione per il singolo, a tutti i livelli, dal fisico, al mentale, allo spirituale. Prima ancora che uno strumento per guarire gli altri, Reiki serve a noi stessi per ritrovare il nostro equilibrio, l'armonia con il disegno della nostra vita.

Il grande dono che Reiki ci dà, appunto, è l’autotrattamento.

Ecco, Reiki ci permette di fare questo salto di qualità: attraverso l’autotrattamento innesca un processo di autoguarigione che ci permette di ritrovare la nostra strada.

È Reiki che inizia ad operare, è l’Amore che attraverso Reiki lenisce le ferite.



mercoledì 25 febbraio 2015

Un pane per tutti

Qualcuno ricorda i tempi in cui si facevano campagne contro la carestia nel mondo?
Gli Anni Settanta, per esempio, dove accadeva che persone magrissime venissero soprannominate "Biafra" per similitudine con una delle regioni africane che inquel momento più pativa la fame?
E chi ricorda i sentimenti che qualche lustro fa ci prendevano vedendo nei telefilm americani gente che frugava nei cassonetti alla ricerca di cibo?
I clochard, allora, tra noi non esistevano, o erano una rarità.
Poi la crisi economica ha cominciato a mordere...
Il lavoro a mancare sempre di più...
Il reddito familiare a scendere... E ad aumentare il numero di coloro che non arrivano a fine mese...
Il Terzo Mondo delle carestie è così giunto anche da noi, e non sto parlando di immigrazione, ma di italiano che entrano nell'universo della povertà.
Foto Gianna Ferretti (trashfood.com)
Di contro, assistiamo a sprechi sempre maggiori, a distruzione di risorse utilizzabili per alleviare questi disagi.
Si dirà che accade in virtù di accordi internazionali, per riequilibrare le economie dei vari Paesi e... bla bla, bla bla...
Cosa fare per rimediare a tutta questa ingiustizia che avanza, a questo disequilibrio ormai mondiale?
Per prima cosa è importante non nasconderci dietro la globalizzazione e il nostro essere piccoli e inermi di fronte al mondo. Il mare è fatto di tante gocce, e ognuna ha la sua importanza.
Per questo motivo dobbiamo tendere l'orecchio (e la mano) a quelle piccole organizzazioni, a quelle piccole associazioni, che si muovono per cambiare le cose.
E' una rivoluzione lenta, strisciante, importantissima perché implica un cambio di mentalità: il pensare non solo a noi, ma a tutti quelli che ci circondano.
Per questo ho aderito a "Un pane per tutti" (http://unpanepertutti.it) che da qualche anno si batte con mostre
dibattiti e altre iniziative contro lo spreco alimentare (come il "pane sospeso", per esempio).
Andate a leggere il sito e meditate se sia finalmente il momento di unirsi a questa campagna e a quella chiamata (2015 nutrire il pianeta) che Change.org ha lanciato contro lo spreco alimentare.
Io l'ho fatto, fatelo anche voi

Gam Zu Le Tova